La Toscana e Firenze nel passaggio dal latino al volgare
Nel XII secolo i primi testi in volgare provengono dall’area toscana occidentale, allora predominante, come la Repubblica marinara di Pisa. La prima testimonianza certa del fiorentino è rintracciabile nei frammenti di un libro di conti di una compagnia di banchieri fiorentini, risalente al 1211, che consente di conoscere le caratteristiche del fiorentino arcaico. 

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Il primato fiorentino nelle scritture di carattere pratico
Dalla metà del XIII secolo compaiono a Firenze numerose testimonianze di scritture pratiche, fondamentali per gestire il sempre crescente volume di affari di artigiani, mercanti, banchieri. Libri d’abaco e lettere documentano la forte alfabetizzazione della Toscana medievale, una «regione con la penna in mano». Attraverso le lettere, i corrispondenti dei mercanti toscani entrano in contatto per la prima volta con la lingua toscana e fiorentina.

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Dante Petrarca e Boccaccio: le Tre Corone
Nel primo cinquantennio del Trecento vengono scritte le tre opere che fondano la tradizione letteraria e linguistica italiana: tra il 1306-7 e il 1321 la Commedia (chiamata Divina dal 1555) di Dante Alighieri, intorno al 1342 il Canzoniere diFrancesco Petrarca, tra il 1349 e 1353 circa il Decameron di Giovanni Boccaccio.

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Leon Battista Alberti e la scelta dell’uso vivo
Nel Quattrocento Leon Battista Alberti si contrappone agli umanisti del suo tempo, più orientati verso il latino, per la scelta di utilizzare il fiorentino volgare nelle sue numerose opere in prosa. Intorno al 1435 Alberti scrive la prima grammatica di una lingua volgare (la Grammatichetta) e nel 1441 promuove un concorso di poesia volgare, il Certame coronario.

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La politica di Lorenzo de’ Medici
Per avvalorare il ruolo di guida politica e linguistico-letteraria di Firenze, Lorenzo de’ Medici dona nel 1477 al figlio del re Ferdinando di Napoli, suo alleato, una raccolta di poesie nota come Raccolta aragonese: un gesto insieme di amicizia e di propaganda politica e culturale. La Raccolta comprendeva non solo Dante e Petrarca, ma anche i poeti predanteschi e quelli contemporanei, a significare la continuità della tradizione fiorentina antica e moderna. 

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La scelta classicheggiante di Pietro Bembo
Il dibattito sulla lingua da usare in Italia, molto vivo tra Quattro e Cinquecento, si risolve con il successo della grammatica di Pietro Bembo (Prose della volgar lingua, 1525), che imporranno il fiorentino di base trecentesca come lingua letteraria e sovramunicipale d’Italia: Petrarca sarà il modello per la poesia e Boccaccio per la prosa.

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L’Accademia della Crusca e il Vocabolario, primo dizionario di una lingua europea
L’idea di raccogliere «tutti i vocaboli, e modi di favellare, i quali abbiam trovati nelle buone scritture, che fatte furono innanzi all’anno 1400» viene promossa da Lionardo Salviati verso il 1590 e realizzata nel 1612 con la pubblicazione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, che ha rappresentato per secoli il modello fondamentale dell’italiano scritto.

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Manzoni e la risciacquatura dei panni in Arno
L’edizione definitiva dei Promessi sposi, la cosiddetta “quarantana” (1840-42), si basa su un modello di lingua «viva e vera», il fiorentino parlato dalle persone colte. Grazie allo straordinario successo del romanzo e alla sua adozione nelle scuole, la proposta di Manzoni si è affermata come concreto esempio di italiano moderno e colloquiale.

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Verso un italiano nazionale: il toscanismo nella scuola e nella letteratura da Pinocchio a Cuore
La letteratura per l’infanzia viene profondamente rinnovata, a fine Ottocento, dall’uscita quasi contemporanea di Pinocchio (1881) di Carlo Collodi e di Cuore (1886) di Edmondo De Amicis. Entrambi i testi si distanziano dalla tradizione precedente, ancorata al modello educativo ottocentesco e linguisticamente dipendente dall’italiano letterario, proponendo un modello di italiano basato sul fiorentino vivo.

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Firenze come simbolo di italianità: la città di Dante verso il futuro
La città in cui è nata la lingua italiana è diventata oggi un’icona della nostra cultura nel mondo. Arte, architettura, letteratura, musica, commercio, scienza: la ricchezza della cultura fiorentina nel tempo accompagna le diverse facce della storia dell’italiano nel suo svilupparsi come grande lingua di cultura europea. La vitalità della città di oggi consolida il fascino della lingua italiana e permette di mantenere alto l’interesse per la cultura italiana nel prossimo futuro.

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CRONOLOGIA: Firenze ATTRAVERSO I SECOLI